Pro Loco Delia
Via Armando Diaz, 101
Delia (CL)
Tel. 0922820432 - 3395075961
Presidente
Montebello Angelo

 

 

Stemma del Comune di Delia

Il nome "Delia" ha origine araba, "Daliyah", che vuol dire vigneto. Delia è una piccola cittadina di circa 4700 abitanti posta al centro della Sicilia e vicina alla più nota Caltanissetta, sua provincia.
Sorge sul pendio di uno dei colli che costituiscono il paesaggio circostante. La sua campagna, così come per tutta la Sicilia, ha una vegetazione rigogliosa, colori intensi e odori forti. Vi crescono principalmente  mandorli, ulivi, viti e peschi.

La vita comunitaria che vi si svolge è fatta di rapporti quotidiani e amicali fra le persone. Il clima mite e il carattere socievole dei suoi abitanti trasformano le strade del paese in luoghi d'incontro. 
La città ha accolto numerose famiglie provenienti dai paesi nord africani che, emigrate dalle loro terre, si sono inserite nella vita economica del paese e si stanno integrando con la comunità. Questa apertura della gente di Delia ha origine nelle radici storiche del popolo siciliano. Ed il passato, oltre che nel carattere dei deliani, è visibile nelle tradizioni e nel folclore di Delia, sempre motivo di numerosi momenti di animazione della vita del paese. Gli abitanti vivono di agricoltura, artigianato e commercio.
In questa sezione approfondiremo le caratteristiche del Comune.

Obelisco eretto per i quattrocento anni del paese

Pianta del territorio del Comune di Delia

Cenni storici

I primi documenti ufficiali che parlano del feudo e del casale di Delia risalgono al 1270. Ma prima di quest'epoca il castello di Delia certamente fu una fortezza di considerevole importanza militare, anche se è difficile fissare con esattezza la data in cui venne fondato. Durante la guerra del Vespro, che durò dal 1282 al 1302, fu al centro di diversi episodi e questo fatto dimostra indirettamente la sua importanza strategica nell'ambito della guerra che vede Angioini da una parte e Siciliani, sotto la guida di re Pietro d'Aragona dall'altra. A Delia, occupata dalle truppe Aragonesi, ebbe luogo un episodio, che successivamente venne ripreso, ampliato e romanzato dagli scrittori che narrarono l'epoca dei Vespri Siciliani.

Il castello venne strappato dagli Angioini agli Aragonesi grazie al tradimento di due fratelli, Giobbe e Roberto Martorana, i quali si erano innamorati della moglie e della figlia del signore di Delia. I traditori uccisero il castellano, violentarono le donne e poi consegnarono la fortezza ai francesi, sperando in tal modo di restare impuniti del loro grave misfatto. Ma prima che Carlo d'Angio potesse mandare dei rinforzi per una maggiore difesa, il castello di Delia venne riconquistato dagli Aragonesi con a capo Berengario de Entenza, valoroso condottiero al seguito di Re Federico. I due fratelli, rei di tanta colpa, furono attaccati alla coda dei cavalli e trascinati per lungo tratto. Alla fine vennero impiccati.

Molti studiosi hanno ravvisato nell'odierna Delia l'antica Petiliana, mentre altri hanno avanzato l'ipotesi di identificare Delia con Corconiana, o Gorgoniana. Escludendo quest'ultima ipotesi, resta valida, perchè sorretta da riscontri obbiettivi l'ipotesi di identificazione di Delia con Petiliana. L'itinerario dell'Imperatore Antonino Pio, descrivendo la strada che da Catania portava ad Agrigento, ne indica le stazioni con le relative distanze. Petiliana viene posta a 21 miglia da Filosofiana, località presso Piazza Armerina, e a 18 miglia da Agrigento. Tali distanze corrispondono a quelle che effettivamente dividono Delia sia da Filosofiana che da Agrigento. Il Carrera, avendo constatato con i suoi occhi che su una locanda di Delia vi era la scritta "Hospitatoria Taberna Petiliana", identificò con assoluta certezza il paese con l'antica Petiliana. Tale affermazione è condivisa anche da altri importanti storici e geografi. Fra le tante ricordiamo le autorevoli opinioni di Holm, Vito Amico e Biagio Pace. 

La denominazione di Petiliana sarebbe stata in seguito mutata in Petelia, da cui si sarebbe giunti all'odierno toponimo Delia. proposito dell'origine del nome l'Amico scrive: "(Delia) credesi che sia Petiliana, luogo, giusto l'Itinerario Romano, distante dai Filosofiani 28 miglia e da Girgenti 18, e che sia stata ornata d'un tempio della Dea Diana, donde prese in nome". Del tempio oggi non si ha alcuna traccia nè tanto meno del suo nome; voler fare quindi derivare l'origine del nome da tale fatto leggendario, rimane pura congettura priva di ogni attendibile riscontro. L'unica testimonianza del passato sono ancora oggi i resti del castello, che "sorgeva su scoscesa rupe, oggi rinnovato, di cui rimangono solamente alcune volte e grotte e muraglie ad atrio apparenti, e merli ed avanzi di torre rotonda, la quale sovrasta qual vendetta all'intero castello" (Vito Amico).

Uno dei primi signori della terra e dei ca stello di Delia fu Rainaldo de Plujia, di cui si han no poche notizie, ma che certamente fu di origine francese, venuto in Sicilia al seguito di Carlo d'Angiò. Scoppiata la guerra dei Vespro, Delia venne conquistata dagli Aragonesi e con privilegio reale passò sotto la signoria di Alaimo da Lentini, Gran Giustiziere dei Regno e uomo di grandi capacità politiche. Sospettato di tradimento venne richiamato dal Re in Catalogna e successivamente venne fatto morire annegato insieme al nipote. La carica di Gran Giustiziere e le sue terre vennero concesse allora a Corrado Lanza. 

Dal 1294 al 1296 signore di Delia fu Raimondo Alamanno de Cervellon, essendo stato Corrado Lanza richiamato dal Re presso la sua corte in Catalogna. Nel 1296 Re Federico, avendo superato la controversia che lo opponeva al fratello Giacomo nella successione al trono dell'isola, fu incoronato Re di Sicilia e in quell'occasione fece dono a don Pietro Lanza, figlio di Corrado, della terra di Delia, nominandolo anche conte di Caltanissetta. A Pietro Lanza successe la figlia Giovanna, sposa di Artale Alagona, al quale premorí, senza aver lasciato eredi. 

Nel 1366 Re Federico III, con privilegio dato in Agrigento il 2 aprile di quell'anno, concesse Delia e il suo castello, unitamente alla terra di Naro, a Matteo Chiaramonte. La famiglia Chiaramonte, una delle più potenti della Sicilia, tenne la signoria delle terre, delle città e dei castelli siciliani, fra cui Delia, fino al 1392, anno in cui l'ultimo erede Andrea, accusato di ribellione e di tradimento, venne impiccato a Palermo in piazza Marina, di fronte al palazzo dello Steri, che per molti anni era stato il simbolo della potenza politica della famiglia chiaramontana. 

Con privilegio dato in Catania il 15 aprile 1392 il Re Martino concesse Delia e le sue terre a don Guglielmo Raimondo Moncada Peralta, conte di Caltanissetta. Ma anche Raimondo Moncada fu accusato di tradimento e di conseguenza tutti i suoi possedimenti vennero confiscati. 

Dopo un vuoto di alcuni anni, durante i quali non si conoscono documenti ufficiali che parlino di Delia, il feudo e il castello pervennero a Pietro Mazza, il quale il 2 febbraio 1399 li permutò con il feudo di Condoverno di proprietà di don Andrea Ortolano da Castronovo. 

La famiglia Ortolano tenne il possesso di Delia fino al 1581, anno in cui donna Franceschella Ortolano, sposa di Giuseppe Lucchesi, mori lasciando erede il figlio Gaspare, che ne fu investito il 24 giugno. Il 23 marzo 1596 don Gaspare Lucchesi rivolse al viceré di Sicilia Giovanni Ventimiglia la richiesta di poter «abitare e fare abitare» il feudo disabitato di Delia. 

Dopo appena un anno, precisamente il 22 febbraio 1597, il viceré concesse l'autorizzazione, salvo approvazione da parte dei sovrano Filippo li. La costruzione dei paese andò avanti molto velocemente. Il 24 marzo 1604, dopo la morte di Filippo Il e l'ascesa al trono di Filippo III, don Gaspare Lucchesi si reinvestí della terra e dei castello di Delia. Don Gaspare si adoperò per costruire non solo case ed abbeveratoi, ma anche ciò che era necessario alla vita ordinaria di una comunità, comprese quindi le chiese. 

A don Gaspare Lucchesi successe il figlio Giuseppe, il quale entrò in possesso della baronia di Delia il 7 dicembre 1609.116 giugno 1623 venne onorato dei titolo di marchese di Delia con privilegio dato a Madrid dal Re Filippo IV. Sposò donna Margherita Filingeri Spucches e dal matrimonio nacque Gaspare, che assunse il titolo di marchese di Delia nel 1662. La famiglia Lucchesi, con Pietro, Giulia, Nicolò e Anna Maria, tenne il marchesato di Delia fino al 1753. In quell'anno entrò in possesso dei titolo di marchese di Delia don Ferdinando Francesco Gravina Alliata principe di Palagonia, erede universale della nonna Anna Maria Lucchesi al quale successe Maria Provvidenza Gravina Gaetani, che portò il marchesato in dote al marito Salvatore Gravina Cottone nel 1789. 

Ultimo marchese di Delia fu don Francesco Paolo Ferdinando Gravina, il quale lasciò tutti i suoi averi ai poveri.

Nel 1653 Delia contava 1071 abitanti distribuiti in 288 case. La popolazione registrò un continuo aumento, passando dai 1717 abitanti dei 1748, ai 3101 dei 1831, ai 3560 dei 1861, ai 3642 dei 1871, ai 4705 dei 1901, ai 7279 dei 1951. In base ai dati del censimento dei 1981 la popolazione di Delia conta 4923 abitanti. 

li 1812 costituí nella storia di Sicilia una delle date piú importanti, perché segnò la fine della feudalità. 

Dal punto di vista amministrativo la Sicilia era divisa in tre valli: Vai di Mazzara, alla quale apparteneva Delia, Vai di Demone e Vai di Noto. Con l'entrata in vigore della nuova costituzione le giurisdizioni baronali vennero a cessare e la Sicilia venne ripartita in 23 distretti, che si sostituirono alle comarche. 

Caltanissetta, che fino ad allora era dipesa dalla comarca di Calascibetta, divenne la sede dei XXII distretto al quale vennero aggregati i seguenti comuni: Acquaviva, Bompensiere, Campofranco, Delia, Marianopoli, Montedoro, Mussomeli, Resuttano, San Cataldo, Santa Caterina, Serradifalco, Sommatino, Sutera, Vallelunga e Vilialba. 

La storia di Delia si identificò da allora in poi con la storia della provincia di Caltanissetta: storia scritta da agricoltori tenaci, da zolfatai coraggiosi, da poveri disoccupati, da emigrati in cerca di lavoro e di fortuna

Le Chiese del Comune di Delia:

Chiese Madre - Santa Maria di Loreto

Santa Maria di Loreto

Sorta nel 1500 sui ruderi della Chiesa di San Nicola di Mira (XIII), la Chiesa Madre conserva la facciata di stile neoclassico con portale e campanile barocco. Il rosone centrale è arricchito da una vetrata artistica raffigurante il logo del Giubileo 2000, riportato anche su un epitaffio all'entrata.
Custodisce al suo interno opere di grande valore artistico e preziosi dipinti. Spicca tra essi la tela di Pietro D'Asaro, il Monocolo, dedicato a Santa Rosalia, Patrona di Delia e un prezioso reliquiario di maestri argentieri siciliani con un resto sacro della Santa.

 

Chiesa Santa Maria D'Itria

Santa Maria dell'Itria

Itria, dal bizantino "ODIGITRIA" che significa "guida condottiera" ,  era l'immagine della Madonna venerata sin dal V secolo a Costantinopoli.
La chiesa dell'Itria è stata ricostruita sul preesistente edificio del XIII secolo. Aperta al culto nel 1769, custodisce ancora oggi al suo interno opere di valore fra le quali una statua lignea della Madonna dell'Itria. 
Il Campanile che svetta accanto alla chiesa dal 1988 è stato realizzato conciliando uno stile architettonico dal "gusto arabo" e uno stile moderno. 

 

 

Chiesa del Carmelo

Il Carmelo

Le sue origini risalgono al 1602. E' stata costruita per volontà di Don Gaspare Lucchese, Barone della "Terra de la Delia" e ospitò, in quel periodo, il convento dei Padri Carmelitani. La facciata è arricchita da un superbo portale e da un campanile di stile neoclassico conciliato con uno stile gotico. Al suo interno risultano di pregevole valore gli affreschi  della Scuola del Serpotta e le tele di famosi artisti. La lunga scalinata che rende caratteristico l'ingresso è stata realizzata in pierta bianca. Di recente vi è stato costruito accanto un pittoresco giardino pubblico.

 

 

Chiesa Sant'Antonio Abate

Sant'Antonio Abate

La chiesa di Sant'Antonio Abate (chiamata, in dialetto deliano, "di Sant'Antoniu") fu eretta nel 1765 sui ruderi di una preesistente chiesa del XVII secolo che sorgeva nel quartiere vecchio detto "degli Ebrei". Fu costruita magistralmente in pietra intagliata con imponente abside a semicerchio.
Semplice ed elegante nel suo insieme esprime la grande abilità dei "mastri" del tempo.
Il suo interno è arricchito da stucchi con cinque cappelle barocche ornate da colonne tortilli e pregevoli altari di legno intagliato.

 

 

Chiesa della Croce

La Croce

La chiesa della Croce (chiamata, in dialetto deliano, "di la Cruci") fu edificata nel 1923 nel sito di una chiesetta del XVII secolo. Le dimensioni sono abbastanza piccole e la pianta è quadrata. Caratteristico il suo interno. Dal 1760 con la confraternita del Crocifisso si cominciò a rappresentare la passione di Cristo con personaggi viventi.
Oggi il suo sagrato è il più grande palcoscenico deliano: dominata da una croce, vi si svolge la tradizionale "SCINNENZA" dal testo di F. Orioles del 1750.

 

 

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