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Pro Loco Caltanissetta |
Largo Badia ,s.n.
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Caltanissetta (CL) |
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Tel. 0934581698 - 800019699 - 3384414300
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Presidente |
Rovello Salvatore
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Caltanissetta: Cenni storici. La storia della citta' di Caltanissetta affonda le proprie radici in epoca preistorica e si ascrive, pertanto, al IV millennio a.C. Infatti, in base alla presenza di reperti risalenti all'eta' del bronzo e di sepolcri a camera scavati nella roccia, si suppone che la citta' fosse abitata gia' in eta' antichissima. Tuttavia il centro si sviluppa in modo organico durante la colonizzazione greca dell'isola, tant'è che Caltanissetta viene considerata come la continuazione dell'antico sito di Nissa, una piccola citta' presidiata da Siracusa , posta sul Monte denominato Gibil-Gabib.
Con la fine della seconda guerra punica nel 212 a.C., l'isola passa sotto la dominazione dei romani. Ma la regione conserva per lungo tempo peculiari caratteri ellenistici poiché la romanizzazione dell'isola rimane superficiale. Lo prova il fatto che i romani non fondarono alcun centro importante in Sicilia. Infatti la loro influenza è visibile nelle campagne piuttosto che nelle città; ad esempio, a Caltanissetta, tracce romane sono ravvisabili nell'Abbazia di S. Spirito, antico avamposto militare, successivamente trasformato in granaio e poi in Abbazia.
Una vera e propria modifica delle strutture economiche e giuridiche isolane fu operata dagli arabi, che giunsero in Sicilia nella prima metà del IX secolo: a loro si deve la frantumazione dei latifondi in nuclei minori, la costruzione di un capillare sistema idrico e la salvaguardia dei boschi circostanti il territorio. Con gli arabi assistiamo ad un'ampia diffusione della religione islamica, tranne che nelle valli più riparate, dove permasero presenze greco-cristiane. Il retaggio della cultura araba è, tutt'oggi, ravvisabile nella toponomastica siciliana che ne conserva i prefissi.
Nel 1086, quando il Conte Ruggero conquista il Castello di Pietrarossa, i Normanni pongono fine al dominio arabo, restituendo l'isola alla giurisdizione della chiesa romana ed instaurando il sistema feudale nelle campagne. La regione diviene, in tal modo, una terra di netto predominio aristocratico. Nella seconda metà del 1100 la città passa agli Svevi; in particolare si deve a Federico II l'istituzione di S. Maria degli Angeli come chiesa parrocchiale.
Successivamente Caltanissetta cade sotto la dominazione degli Aragonesi; nel 1371 circa il re di Sicilia Federico III muore senza lasciare eredi maschi. La lotta per la successione al trono vede trionfare Martino, nipote del re spagnolo. Martino sposa Maria, figlia di Federico III, che era stata rapita e portata in Spagna da Guglielmo Raimondo Moncada, estromesso dalla spartizione della Sicilia alla morte del re. Martino aveva, dunque, un debito di gratitudine nei confronti di Guglielmo Raimondo e, pertanto, cede Caltanissetta ai Moncada, una delle famiglie nissene più potenti. Durante il loro governo, nonostante il diffondersi di numerose epidemie di peste, la città conosce un periodo di benessere socio-economico. Infatti dal XV secolo in poi, Caltanissetta diviene protagonista di un nuovo sviluppo urbanistico, al di fuori della cinta muraria, che comporta il cambiamento della struttura residenziale. Sono questi gli anni in cui hanno inizio i grandi lavori di abbellimento della città: si comincia a costruire la Cattedrale, viene fondato il Monastero femminile benedettino del Salvatore, viene terminato l'acquedotto del Bagno ed, infine, viene iniziata la costruzione, tutt'oggi rimasta incompiuta, di Palazzo Moncada, destinato ad essere la reggia di Luigi Guglielmo Moncada Aragona. I Moncada vivono una vita raffinata; ricevono ospiti illustri e si dedicano alla caccia e a tutte quelle attività che si confanno al ceto nobiliare. Nel 1627 Luigi Guglielmo Moncada Aragona riceve l'investitura; durante il periodo delle rivolte anti-spagnole egli si pone come difensore del re di Spagna da cui, però, non ottiene i dovuti onori e le cariche desiderate. Partecipa dunque ad una congiura il cui scopo è quello di ottenere l'indipendenza della Sicilia. Tuttavia, richiamato in Spagna, muore nel 1672; si chiude, in tal modo, uno dei periodi più travagliati della storia nissena.
Infine, dopo il lungo dominio spagnolo e borbonico, nel 1860 Caltanissetta viene annessa al Regno d'Italia.
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Feste e tradizioni a Caltanissetta |
Feste religiose |
| Festa del Redentore |
Il sei Agosto, sul monte S. Giuliano, in cui si erge il monumento del Cristo Benedicente, ha luogo festa del SS Redentore. Dopo la tradizionale passeggiata, capitanata dal Vescovo e dalle Autorità locali, fino in cima al monte, viene celebrata la Santa Messa a cui fanno seguito svariati festeggiamenti. |
| Festa dell'Assunta |
Il giorno di ferragosto viene celebrata a Caltanissetta la festa dell'Assunzione di Maria Vergine. Un tempo i festeggiamenti, preceduti dai cosiddetti “sette sabati”, avvenivano in modo solenne e coinvolgevano l'intera popolazione. La statua della Vergine, realizzata dal Biancardi nel 1887, raffigura la Madonna nel momento in cui ascende al cielo ed è circondata da sette angioletti. Nel passato, il giorno della processione, si usava accendere le “vampe”, cioè dei piccoli falò, e venivano erette delle piccole edicole raffiguranti l'Assunta. Inoltre vi era l'usanza di astenersi dal mangiare frutta quindici giorni prima della festa. Oggi il fercolo dell'Assunta non viene più portato in processione perché vincolato dalla Sovrintendenza??? |
| San Michele |
Tra gli eventi cittadini più importanti, oltre quello della Settimana Santa, va ricordata la festa di S. Michele, patrono di Caltanissetta, celebrata il 29 Settembre.
Secondo la credenza locale il Santo sarebbe apparso in sogno ad un frate cappuccino indicandogli il luogo in cui si trovava un appestato, in procinto di entrare in città. In tal modo il Santo ha evitato il diffondersi della peste a Caltanissetta che, in segno di gratitudine, ha eletto S. Michele a Patrono della città al posto del Crocifisso, venerato fino ad allora. La statua dell'Arcangelo, scolpita da Stefano Livolsi nel 1600, raffigura il Santo con corazza ed elmo, secondo l'iconografia tradizionale. S. Michele, che sovrasta il maligno ridotto in catene, simboleggia la vittoria del bene contro il male.
La celebrazione cittadina prevede la sfilata di bambini, vestiti secondo il costume del Santo, che precedono la banda musicale ed il fercolo del Patrono, portato a spalla dai fedeli scalzi. Infatti la caratteristica principale della processione consiste nel fatto che la statua del Santo è trasportata e seguita dai fedeli che, per grazia ricevuta, esprimono la loro devozione camminando scalzi. Il fercolo di S. Michele, che normalmente si trova in Cattedrale, nel mese di Maggio, in occasione
della ricorrenza dell'apparizione, viene trasportato nell'omonima chiesa di S. Michele dove rimane per circa due settimane. Successivamente la statua ritorna in processione, passando per le principali vie del centro storico, al suo luogo di origine. In concomitanza con la festa cittadina per la celebrazione del patrono viene allestita un'importante fiera, la cui durata varia da sei ad otto giorni. |
Settimana Santa |
| Domenica delle palme: Il Signore della Barca |
La domenica della palme, nel tardo pomeriggio, viene portata in processione, su una barca interamente realizzata da fiori colorati, la statua di Gesù Nazareno. I rami di palma, intrecciati in modo molto coreografico, insieme ai rami di ulivo costituiscono gli addobbi principali di questa processione, che rappresenta l'entrata di Gesù a Gerusalemme. A Caltanissetta tale celebrazione religiosa, chiamata “Signuri di la Varca”, è stata fortemente voluta dai contadini locali esclusi dalla Real Maestranza e dall'affidamento della Vare. Prima i fedeli andavano a raccogliere i fiori necessari ad addobbare la vara direttamente nei campi, oggi non più. La processione si snoda lungo le principali vie del centro storico e finisce con la “maschiata” (?). |
| Mercoledì Santo: Real Maestranza e “Varicedde”: |
REAL MAESTRANZA
Nel 1806 quando Re Ferdinando IV di Borbone giunse nella città, le antiche corporazioni di arti e mestieri, dette maestranze, sfilarono in suo onore. Per decreto di Re Ferdinando alle maestranze venne attribuito il titolo “Reale“. Le 10 corporazioni (pittori, calzolai, barbieri, stagnini e idraulici, carpentieri, falegnami ed ebanisti, panificatori, muratori, marmisti, fabbri meccanici) sfilano tutt'oggi in processione nella mattinata del mercoledì per le vie del centro storico della città. A precedere il corteo è il “Capitano” (eletto annualmente tra gli appartenenti alle diverse categorie) che indossa un tipico abito settecentesco. Seguono la maestranza di cui è membro e il resto delle corporazioni. Dopo la consegna al Capitano delle chiavi della città nel palazzo comunale ha inizio la processione. Tutti i componenti dei gruppi portano in segno di lutto cravattino, guanti e calze nere. Dopo l'adorazione del SS Sacramento in Cattedrale, Il Capitano, che rappresenta tutta la cittadinanza, riceve il perdono per i peccati commessi. Così le maestranze, stavolta con guanti, cravattini e calze bianche, insieme al Vescovo, che tiene in mano l'ostensorio, escono nuovamente in processione accompagnate da allegre marce. |
| VARICEDDE |
La sera del mercoledì sfilano in processione 19 gruppi statuari che rappresentano la morte e la passione di Gesù e che anticipano la solenne feste del giorno successivo. Nate dalla volontà di chi non facendo parte delle corporazioni voleva partecipare vivamente alla Settima Santa, sono la copia in miniatura della “Vare” del Giovedì. Le “varicedde”, eseguite per la maggior parte da Salvatore Capizzi e Salvatore Emma tra gli anni 20 e 30 dello scorso secolo, sono accompagnate, durante il loro tragitto per le vie del centro da ben 15 bande musicali e concludono in tarda notte il loro percorso con la cosiddetta “spartenza”. I gruppi sacri durante l'anno sono custodite da alcune famiglie nissene. |
| IL GIOVEDI' SANTO: “Le Vare “. |
Una delle processioni più sentite e più seguita della Settimana Santa è quella delle cosiddette “Vare”: gruppi statuari rappresentanti la passione, la morte di Cristo e alcune stazioni della Via Crucis.
Fonti storiche locali narrano che già nel 1700 i membri della Congregazione di San Filippo Neri portavano 5 piccole barette in 5 chiese diverse, i sepolcri. La processione venne ripresa nel 1840, ma fu solo nel 1882 che divenne un momento di grande partecipazione per la cittadinanza. Infatti, gli zolfatai, scampati ad un terribile incendio nella miniera di Gessolungo, commissionarono la
realizzazione di un simulacro agli scultori napoletani Francesco e Vincenzo Biancardi (che operavano già in Sicilia). I Biancardi per volere delle corporazioni della città, che tutt'oggi si fanno carico delle spese di gestione e ne curano l'addobbo, eseguirono successivamente le restanti Vare.
I 16 gruppi statuari, realizzati in legno, cartapesta e gesso, accompagnati ciascuno da una banda, già dalle prime ore del mattino girano per le vie della città per poi radunarsi, nella serata, in P.za Garibaldi e sfilare in processione per il centro storico. La folla partecipa con grande trasporto alla processione e rimane attonita nel guardare i fuochi d'artificio. Dopo una breve sosta, a notte inoltrata, le Vare si riuniscono nuovamente in P.za Garibaldi dove avviene la “Spartenza”: con le ultime note delle bande e gli ultimi fuochi d'artificio si separano per tornare nel luogo in cui vengono custodite |
| IL VENERDI' SANTO: “Cristo Nero” |
Quella del Venerdì Santo è, di certo, un delle feste più suggestive per i nisseni.
Secondo la leggenda il simulacro venne ritrovato in una grotta tra due candele accese. Il “Cristo Nero” chiamato così per il colore del legno è stato protettore della città fino al 1625 anno in cui si proclamò patrono
S. Michele Arcangelo. Nella Chiesa del Signore della città, in cui si custodisce il Crocifisso durante l'anno,i “fogliamari” (raccoglitori di verdure selvatiche) intonano le “ladate”, struggenti lamenti per lo più in dialetto arcaico. Nel tardo pomeriggio il simulacro esce in processione portato a spalla dai fogliamari a piedi scalzi e preceduto dalla Real Maestranza, dal clero e seguito da tutti i fedeli molti dei quali per grazia ricevuta fanno “il viaggio” anche loro scalzi. Per tutta la processione 4 fogliamari reggono un vassoio con petali di rosa in cui bruciano l'incenso e gli altri intonano le ladate mentre la banda esegue marce funebri. |
| IL MARTEDI' SANTO |
“Scinnenza”
La rappresentazione in origine si svolgeva il sabato, ma su decisione del Vescovo, questa dallo scorso anno si svolge il martedì affinché il sabato rimanga giorno di lutto da dedicare alla riflessione. Nel tardo pomeriggio del martedì prende avvio un corteo in cui si susseguono alcuni dei personaggi biblici in costume. Successivamente gli stessi mettono in scena il dramma sacro rappresentante la Passione e la morte di Cristo. |
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Turismo a Caltanissetta |
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MUSEI
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| Museo Mineralogico |
Ospitato nei locali dell'istituto tecnico industriale “Mottura” raccoglie rari modelli di fossili, rocce e minerali. Il museo è primo (o secondo) in tutta Europa e sicuramente unico nel suo genere in Italia. |
| Museo Diocesano |
Ubicato all'interno del Seminario Diocesano, il museo accoglie numerose testimonianze dell'arte sacra locale tra cui un dipinto attribuito a Raffaello, paramenti, calici e patere di notevole valore… |
| Museo Civico Archeologico |
Il museo custodisce i resti provenienti dalle zone archeologiche di Sabucina, Gibil Gabib nonché dal Monte Capodarso e dal Monte S. Giuliano alcuni dei quali risalgono persino al neolitico. Di particolare interesse sono: un modellino di un tempietto fittile, diverse anfore e bocchette di età romana imperiale, una scultura raffigurante il volto dell'imperatore Geta. |
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SITI ARCHEOLOGICI
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| Gibil-Gabib |
A 5 Km. dalla città sorge una delle zone archeologiche più importanti. Il nome deriva dall' arabo Gebel Habib, Montagna della Morte perché adibita, in epoche varie, a necropoli. Le tombe sono la dimostrazione del fatto che all'inumazione individuale fu preferita quella collettiva. Il resti rinvenuti sono oggi custoditi nel Museo Civico di Caltanissetta. |
| Sabucina |
Sul sito di Sabucina, nel corso dei millenni, si susseguirono una serie di insediamenti. Dell'età del bronzo antico rimangono ancora tracce delle capanne circolari poste sulle pendici della collina. A periodi successivi risalgono le tombe a tholos, l'area sacra a sud del muro di fortificazione, i resti di un torrione circolare risalente alla metà del VI sec. a.C. Ai piedi della collina sono state rinvenute tracce di un insediamento rurale e delle relative necropoli da cui sono stati estratti corredi funerari: vasi, lucerne e bocchette oggi custodite nel Museo Civico.(Modellino fittile di saccello, Busto dell'imperatore Geta) |
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